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Hereafter – Clint Eastwood

Regia - Clint Eastwood

Anno - 2010

Nazione - Usa

Durata - 129 min

 "AVVISO A TUTTI GLI SPETTATORI: LA VISIONE DEL FILM è CONSIGLIATA SOLO A COLORO PREVENTIVAMENTE MUNITI DI APPOSITI CORNETTI CONTRO IL MALOCCHIO"; molti ancora si chiedono il perché della mancata affissione di simili avvisi all'entrata delle sale cinematografiche, se non altro a preparare il pubblico presente in sala all' "alone di sfiga" che veglierà su di loro per più di due ore.
HEREAFTER letteralmente "l'aldilà", grammaticalmente "da ora in avanti", sembra essere un testamento scritto dalle stesse mani del regista (Clint Eastwood); non stupisce che alla veneranda età di 80 anni suonati l'argomento centrale sia la morte in tutte le sue interpretazioni (apparente, effettiva, affettiva).
Tre vite geograficamente distanti l'una dall'altra, tre destini che si uniscono (a ricordare la strofa, per l'occasione grammaticalmente riarrangiata, di una delle canzoni più sopravvalutate dei Tiromancino); i cliché sono gli stessi di sempre qui resi digeribili da una buona dose di bicarbonato: i soldi e la carriera non fanno la felicità (Matt Damon rinuncia a speculare sulla povera gente come sensitivo per lavorare in fabbrica come operaio mal pagato), è l'amore il motore della vita e laddove questo si manifesta, la musica prende il suono della Bohème. Altrove, nei cosiddetti luoghi dimenticati da Dio vige il dramma: il dramma dei paesi del Terzo Mondo vittime di un Occidente pronto a ridurli alla fame per il proprio tornaconto economico; il dramma di una donna che assiste ad una tragedia del calibro di uno tsunami (è volontà del regista stesso il riportarci alla luce la purtroppo nota vicenda che ha colpito l'isola di Sumatra nel dicembre 2004) rimanendone vittima sia direttamente (riesce miracolosamente a salvarsi) che indirettamente portandosi per sempre addosso ferite che nemmeno il tempo riuscirà a risanare; il dramma di un ragazzino, Marcus, costretto a crescere in fretta assaporando il retrogusto amaro della morte già a dieci anni; la consapevolezza di un uomo (Matt Damon) che il dolore ha plasmato a sua immagine e somiglianza donandogli (a suo favore, a suo discapito) la capacità di vedere "al-di-là".
Il film è toccante, Eastwood tratta, secondo alcuni da buon cristiano secondo altri da buon cittadino, di un argomento così crudo e indigesto come la morte nel modo più "boffice" possibile; la memoria va oltre il sensibile, i segni rimangono vivi di fronte al passare del tempo, anche quando non più visibili ad occhio nudo li puoi sentire con il solo tocco delle mani, puoi vederli negli occhi spersi di chi li ha vissuti, puoi condividerli al fine di renderli meno pesanti.
Da sottolineare l'uso di musiche d'opera RIGOROSAMENTE italiane ed una colonna sonora struggente (come tutto il film del resto) a rendere le lacrime sicuramente più dolci del previsto.

 Chiara Boriosi