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A Toys Orchestra @ Viper Theater

Viper Theater, Firenze 3 marzo 2011 
 
 

In moltissimi casi non bisogna mai prendere alla lettera gli orari ufficiali dell'inizio dei concerti (in questo caso 21.15). Ammetto che forse sono "too old for rock'n'roll" (ovviamente anche "too young to die") però questa abitudine tutta italiana di far iniziare i concerti ad orari alquanto improbabili finisce sempre con il gettarmi nello sconforto, oltre ad abbassare notevolmente il mio entusiasmo, ma probabilmente questo è un problema tutto mio. Grande preambolo per dire che alle 21.30 del 3 marzo 2011 mi trovo, puntuale, all'entrata del Viper Theater. Nonostante l'accredito, mi viene comunque chiesto di acquistare un "biglietto di cortesia" della modica cifra di un euro che servirà a pagare i diritti siae; la storia mi ha fatto storcere un po' il naso e ancora adesso sento puzza di "cortese furbata". Ma adesso basta con le negatività.

Era da tempo che aspettavo l'occasione di poter assistere ad un concerto degli A Toys Orchestra; qualche anno fa rimasi affascinata dal loro penultimo lavoro Technicolor Dreams (2007), che mi portò ad ascoltare anche il precedente Cuckoo Boohoo (2004). Finalmente un gruppo di indie italiano che riesce ad attirare la mia attenzione (a loro favore, per quanto mi riguarda, ci sono i testi in inglese). Il tour degli A Toys Orchestra (che per questa data avranno i Dilatazione di Prato ad anticipare la loro salita sul palco), promuove il loro ultimo disco in studio Midnight Talks. Date le sonorità del disco, il gruppo sembra appena uscito dagli Abbey Road in compagnia dei Fab-Four, anche se il brano che apre il concerto, Mistycal Mistake, rimanda senza appello ad un famoso pezzo dei Queen. Ma torniamo ai Beatles - citati musicalmente e liricamente nella "Rubber Soul" di Plastic Romance - che sembrano essersi insinuati nel sound degli A Toys Orchestra donando a molti brani quel "cambio di scena" tanto caro ai quattro ragazzi di Liverpool. Il pubblico ascolta con un silenzio quasi di riverenza, forse stupito da una resa live al di sopra delle aspettative. Mentre giù dal palco ognuno mantiene quasi religiosamente il proprio posto, sopra al palco la storia è ben diversa e si assiste ad un gran via vai di bassisti che si portano alla sei corde, tastieristi che imbracciano la chitarra (compresa una fender telecaster personalizzata da un adesivo che presenta in bella vista la scritta "la speranza è una trappola") o si trasferiscono alla diamonica; tutto sotto gli occhi di un batterista che sembra essere l'unico punto fermo, stella polare che non si concede il lusso del cambiamento. In questo grande susseguirsi di cambiamenti continui che fanno davvero pensare alla messa in scena di un gioco infinito non mancano momenti più introspettivi, legati soprattutto a brani di album precedenti, come la melanconica Invisible (da Technicolor Dreams) e l'inossidabile Peter Pan Syndrome (da Cuckoo Boohoo). Se Midnight Talks rappresenta un passo in avanti nella maturità artistica del gruppo, questo concerto ne è la controprova grazie alla riproposizione di queste raffinate "conversazioni notturne" in formato hit-song.

Acquisto del vinile obbligatorio visto il bel concerto e poi via a casa continuando a canticchiare "...let me lose control, let me climb your plastic world...", squarcio di luce in questa notte fiorentina.

 

  Chiara Felice