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Damien Rice @Nuovo Teatro dell’Opera, Firenze

 28 luglio 2012

Damien Rice torna tra i cantautori vivi e vegeti dopo anni di silenzi, depressione, alcolismo e chi più ne ha, più ne metta. Lo fa con un concerto perfettamente oliato che lo vede impegnato nell’inedito territorio del “teatro canzone” in forma rigorosamente folk (solo in un paio di episodi la sua chitarra viene accompagnata da una discreta batteria suonata con parsimonia e rispetto da un suo roadie). Sono moltissimi i siparietti anche comici che legano le canzoni dello spettacolo: dal confronto tra la musica tradizionale italiana e quella irlandese (con tanto di spettatore chiamato sul palco ad intonare O sole mio), al pubblico chiamato sul palco per intonare il coro finale di Volcano, passando per la triste storia di rimorchio andato male di Cheers Darlin’ (cantata in playback con una bottiglia di vino scolata completamente davanti ai presenti).

Ma si potrebbe continuare all’infinito: le storielle sulla Francia di The Professor & La Fille Danse, Cannonball suonata a contatto del pubblico senza amplificazione elettrica, la cover di Hallelujah di Leonard Cohen, che ha fatto realmente rivivere il fantasma di Jeff Buckley (dal cui repertorio era stato preso pari pari l’arrangiamento), il super hit The Blower’s Daughter accennata con la voce impastata da ubriaco, Nine Crimes presentata in un bell’arrangiamento basato sul pianoforte elettrico.
Damien Rice è un grande cantante ed un chitarrista provetto e lo dimostra il grande lavoro sulla sei corde nell’ultra rock Woman Like A Man o il fingerpicking ad incorniciare l’emozionante finale di Cold Water e Delicate. Non ha bisogno di urlare e dimenarsi per catturare l’attenzione dell’uditorio, ma ci sono alcune domande che mi girano per la testa dopo averlo rivisto dal vivo (nel 2008 avevo assistito, in quel di Milano, ad un episodio della sua pessima tournée iper – elettrica di sostegno al deludente Nine).

- Come mai Damien non riesce a superare il clamoroso successo del suo esordio O, vecchio ormai di quasi dieci anni? Anche questa volta la scaletta è stata eseguita per intero ad eccezione (un vero peccato) di una Eskimo penalizzata dall’arrangiamento troppo elaborato.

- Come mai così tanti anni di silenzio?

- Come mai la non presenza della sua ex partner (musicale e non) Lisa Hannigan è più evidente della pur ottima presenza scenica di Damien? La situazione è simile a quando vi presentate nella nuova casa di un amico appena divorziato e ci trovate ancora le foto della ex moglie, chiaro no?
Ci sono ferite non ancora rimarginate nell’animo di questo cuore romantico. Per il bene della musica io mi auguro che riesca a venire a patti con il proprio passato. Essendo irlandese dovrebbe riascoltarsi la discografia di Van Morrison per capire come si possa incidere un Moondance dopo un Astral Weeks. Ci vuole coraggio e classe. Entrambe le cose uno, se non le ha, non se le può dare.
Grande concerto comunque, anche se forse già in stile “vecchia gloria”.

 Lorenzo Allori