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IRON & WINE Live

IRON & WINE @ Locomotiv Club

Bologna 12 febbraio 2011

 

Un concerto all'insegna delle novità.

 

Sono sempre stato prevenuto nei confronti della barba. Ho sempre visto la barba come una maschera, qualcosa che copre e che confonde.Nell'immaginario collettivo il "vecchio saggio" ha sempre la barba bianca (anche se poi spara cazzate).

Ed è proprio con questo pregiudizio sono andato sabato 11 febbraio a sentire l'unica data italiana, al Locomotiv club di Bologna, di Iron & Wine. Pur amando molto tutta la discografia del cantautore del South Carolina, tradito dalla sua folta barba, avevo preventivato un concerto un po' nostalgico, una celebrazione un po' hippy degli anni '70. Insomma un concerto un po'... barboso. Pensavo che difficilmente il live sarebbe stato all'altezza dei dischi, così intimi e scarni. Non dimentichiamoci che la rivista Q ha definito la musica di Iron & Wine "come le sabbie mobili: sottile, sorprendente e del tutto avvolgente".

Essendo l'unica data italiana il concerto era andato sold-out già in prevendita e il locale era già affollato (e "fuckin' hot" come lo definirà lo stesso Iron & Wine) già per l'apertura affidata a Tift Merritt, ragazzotta che ricorda un po' troppo Martha Wainwright. Per altro un pubblico assolutamente vario: da giovani ragazzine alla moda (che probabilmente lo avranno "scoperto" grazie alla presenza di un suo pezzo nella colonna sonora del film vampiresco Twilight) a 50enni un pò nostalgici. Che i miei pregiudizi sarebbero stati smentiti l'ho capito fin da quando ho visto la band: percussioni, batteria, fiati, banjo, chitarre e l'immancabile corista per quei contro cori che sono un po' il suo marchio di fabbrica, molto prima dei Fleet Foxes! E infatti le due ore di concerto sono state una vera delizia di ottima musica: articolate stratificazioni sonore ad accompagnare voce e chitarra di Iron & Wine, tra citazioni folk, blues (Arms Of A Thief) e funk (Sunset Soon Forgotten) unite a tenui incursioni afro e quasi caraibiche (che i fan della prima ora non hanno molto apprezzato). Basti su tutti il nuovo arrangiamento di Rabbit Will Run, tratta dal suo ultimo disco Kiss Each Other Clean, la canzone che apre il concerto e spiazza per quanto sia irriconoscibile. E tutto il concerto sarà una continua sorpresa: quasi tutte le canzoni vengono risuonate cambiandogli pelle, struttura e atmosfera. Quasi come una cover band (di se stesso) con manie di grandezza, che partendo dagli originali voglia, a volte forzatamente, fare qualcosa di nuovo, di personale. E, alla faccia dei miei pregiudizi, se dovessi cercare un aggettivo per descrivere il concerto visto dovrei definirlo "ispido", proprio come si definisce spesso una barba. Ma in questo caso "ispidezza" va intesa come una deliberata frizione tra elementi diversi, stili diversi, ritmi diversi.

I vecchi fans sicuramente aspetteranno un solo tour prima di tornare a vendere Iron & Wine, sicuri di riavere in cambio le atmosfere dei suoi dischi. Ma sicuramente questo live lascia raddoppia le possibilità espressive del musicista e, sono certo, rilancia alla grande una carriera che adesso pare appena (ri)cominciata!


 

 Matteo Lion
Set List:

Rabbit Will Run
Sunset Soon Forgotten
Wolves (Song of the Sheperd's Dog)
Tree by the River
Cinder and Smoke
Big Burned Hand
Arms of a Thief
The Devil Never Sleeps
Summer in Savannah
Glad Man Singing
Free Until They Cut Me Down
House by the Sea
Love and Some Verses
My Lady's House
Me and Lazarus
Boy with a Coin

BIS:

Flightless Bird, American Mouth (senza band, a capella)