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Litfiba Live @ Mandela Forum Firenze

 Liftiba - Mandela Forum - Firenze - 16 aprile 2010

 Prima cosa da dire: io sono alta 159 centimetri. Madre Natura ha deciso che non fossi degna di raggiungere il metro e sessanta, e così è stato. A che serve questa informazione? A voi poco e nulla, a me invece è utile: essendo praticamente tascabile quasi nessuno si lamenta se mi intrufolo per raggiungere un palcoscenico ad un concerto.
E se il concerto è quello dei Litfiba, intrufolarmi fra le gambe dei presenti mi pare il minimo. Arranco fino alla seconda fila.
"Ragazzi, ma voi di dove siete?" accento foresto, indago " Di Padova, abbiamo fatto un pullman! A Milano siamo andati a vederli in macchina però" "Siete andati a vederli anche a Milano?" Annuimento generale e convinto.
"E com'erano?" "E come faccio a descriverteli?" Sguardo sognante. Vorrà pur dire qualcosa.
Lo ammetto, questo concerto all'inizio mi lasciava scettica: l'ennesima reunion, verrà fuori una schifezza apocalittica. Tre musicisti nuovi. Bah. E invece mi hanno fregato... e non solo perché il nuovo bassista, Daniele Bagni, è la copia sputata di Lemmy Kilmister. E non solo perché ero capitata precisa davanti alle casse. E non solo perché ad alzare le mani e a rivolgere i palmi verso gli amplificatori sentivo l'aria che ci sbatteva contro a tempo. E non solo perché mi hanno, effettivamente, spettinato.

Voi lo sapete cos'è un lupo mannaro? Uno di quei mostri che teoricamente dovrebbero spaventarti e indurti ad andare a letto quando sei piccolo, mentre in realtà esercitano un fascino tale e tanto che ritardi la dormita pur di vederne apparire uno (Se non vai a letto arriva il lupo mannaro e ti mangia! E si muovesse ad arrivare, ‘sto lupo!). Il lupo cattivo, l'animale maledetto...maudit. Piero Pelù è esattamente questo: un lupo mannaro, una bestia folle, un animale da palcoscenico... tanto che viene da chiedersi come faccia Ghigo a sopportarne l'esuberanza. Eccolo la, il chitarrista storico dei Litfiba, felice e pacioso come una Pasqua mentre si coccola la sua chitarra, con l'espressione beata di chi, forse, ha raggiunto il Nirvana. O comunque è soddisfatto dei suoi assoli. Ipotesi non necessariamente più facile della prima.

"Riserva indiana di Firenze! Benvenuti al concerto per gli spiriti liberi!" la banda Litfiba comincia con Proibito e spara tutti i proiettili uno dietro l'altro: Lulù e Marlene, Resta, Bambino ("Questa canzone, è dedicata al reverendo e santo padre, soprattutto quando era bambino!"), Gioconda, A denti stretti, Ritmo, Cuore di Vetro, Spirito, Fata Morgana, Lacio Drom, Animale di zona, El Diablo (con un Rat-zin-ger sillabato al posto del sei-sei-sei), Sparami, Ci sei solo tu, Terremoto, una versione di Ferito tutta nuova, Dio, Cangaceiro e molte altre. Fino ad arrivare a Lo spettacolo, che deve ancora cominciare.

Sparano un proiettile anche contro questo paese, dove "se fossi Dio, gli uomini li farei come ora: occhi per non vedere, bocche per non parlare", dove "Ci avevano promesso una nuova libertà, e lo stanno facendo. Una nuova libertà. Tutta per loro."
Que viva...el bandido Litfiba!
 Valentina Ceccatelli