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Peter Gabriel @Arena di Verona

 26.09.2010   New Blood Tour

 
 
"L'inno alla gioia" di Beethoven che viene agganciato al finale di Solsbury Hill riassume al meglio l'ennesima Genesi di Peter Gabriel. Il suo nuovo e attesissimo "New Blood Tour" lo ha visto in Italia per un'unica data e in una location che meglio di ogni altra poteva ospitare un concerto che fin dalle premesse - "Orchestra. No drums, no guitars" - si presentava pieno di sorprese: "expect the unexpected", per dirla alla Gabriel! E così è stato, quasi tre ore e mezza di musica con un pubblico entusiasta (tanto da riuscire a battere le mani quasi sempre nel momento meno opportuno: a canzone non ancora finita)!

 

Il concerto è stato articolato in due parti, una prima dedicata all'esecuzione integrale del suo ultimo lavoro (Scratch My Back) e una seconda che ripercorrerà gran parte della carriera solista dell'artista; ad accompagnarlo un'orchestra di giovani musicisti diretti dall'altrettanto giovane maestro Ben Foster.
L'inizio, come da copione, viene lasciato alla particolarissima rivisitazione di Heroes. La voce di Gabriel è una magia continua che riesce a tessere meravigliosi crescendo emotivi (su tutte la toccante Flume); The Power Of The Heart a tratti sembra sussurrata più che cantata così come The Book Of Love, resa più "leggera" soltanto dalla divertente animazione che scorre nello schermo a LED. In brani come I Think It's Going To Rain Today, Après moi e My Body Is A Cage le parole vengono modellate fino ad acquisire nuova vita. Wallflower - che chiude la prima parte del concerto - è il perfetto anello di congiunzione tra le predominanti atmosfere crepuscolari di Scratch My Back e l'alternativo viaggio a ritroso che sarebbe iniziato da lì a pochi minuti.

Grappoli di note al pianoforte introducono la tenera San Jacinto e danno inizio alla seconda parte del concerto. I brani si susseguono, uno dopo l'altro, in un crescendo emotivo senza paragoni, lo stesso Gabriel sembra essere meno ingessato.
C'era la paura - da parte di chi scrive - che la maggior parte dei brani storici potessero perdere di spessore, o peggio di vita una volta tolta loro la linfa (batteria e chitarre); questo timore è stato smentito in toto. La sensazione è stata quella di avere avuto la possibilità di ascoltare i brani da un'altra - nuova - prospettiva. Signal To Noise, The Rhythm Of The Heat sembravano esser particolarmente predisposte fin dalla nascita ad una trasformazione del genere.


Niente è lasciato al caso, ogni parte degli arrangiamenti sembra esser stata curata nel minimo dettaglio, non si è cercato di dare un sottofondo orchestrale alle canzoni, un tappeto sonoro sopra al quale far aderire la voce di Gabriel; ogni brano è stato ricostruito, mantenendo dell'originale soltanto l'ossatura centrale.
 
Ogni singola nota, ogni singolo strumento è stato preso in considerazione per cercare di mettere in risalto e far ascoltare un lato ancora inesplorato di quella stessa canzone. Ecco quindi la struggente versione di Mercy Street impreziosita dal flauto traverso e scandita dalle note di uno xilofono, la tormentata Darkness, l'acida (e a tratti Gershwiniana), Intruder e l'intima Washing Of The Water (cantata insieme alla figlia Melanie).
Più di una volta Gabriel si mette da parte lasciando il palco all'orchest
ra a ribadire, ancora una volta, la profonda stima verso i giovani musicisti che lo accompagnano in questa avventura.
Le trascinanti Red Rain e Solsbury Hill (quest'ultima con un Gabriel, come è giusto che sia, alla Solsbury Hill , nonostante i "no drums, no guitars") scuotono il pubblico dal suo stato meditativo, incitandolo ad una partecipazione più attiva!!! Purtroppo siamo alle battute finali, resta il tempo per una manciata di brani: la travolgente In Your Eyes e Digging In The Dirt che vede alla voce femminile la giovane artista norvegese Ane Brun (cantante che ha aperto, con due brani, il concerto di Peter). Manca davvero poco, Peter si siede al piano (per la prima ed unica volta in tutta la sera) e la dolcissima The Nest Who Sailed The Sky regala l'ultimo sogno ad un pubblico emozionato fino all'inverosimile. Per quanto questo brano abbia costituito la perfetta conclusione del concerto, la sensazione - da parte di chi scrive - è che Gabriel abbia voluto lasciare un discorso in sospeso, che prima o poi, dovrà essere ripreso.

Non ho mai pensato che tre ore e mezza potessero avere la durata di un battito di ciglia. E' stato come aprire gli occhi e svegliarsi da un sogno. Pochi artisti hanno la capacità di farti attraversare infiniti stati d'animo, Peter Gabriel è un maestro in questo e poterlo ascoltare dal vivo vuol dire elevare all'ennesima potenza queste emozioni.
Non sò quanto tempo ancora dovrà passare prima di poterlo ascoltare di nuovo ma sò che ci sono storie che aspettano ancora di essere narrate e che prima o poi arriveranno alle orecchie di Gabriel.

"Expect the unexpected".


 Chiara Felice
Scaletta

Prima parte:

Heroes
The boy in the bubble
Mirrorball
Flume
Listening wind
The power of the heart
My body is a cage
The book of love
I think it's going to rain today
Après moi
Philadelphia
Street spirit
Wallflower

 


Seconda parte:

San Jacinto
Digging in the dirt
The drop
Signal to noise
Downside up
Darkness
Mercy street
Blood of eden
The rhythm of the heat
Washing of the water
Intruder
Red rain
Solsbury hill

Bis

In your eyes
Don't give up
The nest that sailed the sky