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1.000 dischi fondamentali

 

Autore: Eddy Cilìa, Federico Guglielmi (a cura di)

Casa Editrice: Giunti

Pagine: 464

Prezzo di copertina: € 19,90

 

Figlio di una fortunata consuetudine della rivista Il Mucchio Selvaggio e forse figlio anche di una certa mania alla compilazione che spesso coglie i grandi appassionati di musica, questo volume è l’aggiornamento dei 500 dischi fondamentali usciti all’alba del nuovo millennio. Un aggiornamento quanto mai opportuno poiché allarga la scelta ad altri album molto meritevoli e soprattutto poiché aggiunge gli album fondamentali del periodo 2000 – 2009. Se si dovesse fare un paragone con l’unico altro libro simile a questo, 1.001 album da non perdere di Robert Dimery, questo di Cilìa e Guglielmi vincerebbe per ampio distacco, tale è la competenza degli autori e la voglia di segnalare strade meno battute del pop. Ovviamente poi ciascuno ha le sue opinioni e può legittimamente esprimere disappunto per questa o quella inclusione o esclusione.

Io per esempio segnalo affettuosamente gli aspetti più clamorosi per la mia sensibilità di appassionato di musica rock:

 

1)     si mette nel calderone del rock anche la fusion (scelta per me opinabile) con Miles Davis, Weather Report e Mahavisnu Orchestra; come dimenticarsi allora di Headhunters di Herbie Hancock, di Return To Forever di Chick Corea o di qualche album degli straordinari Oregon?

2)     Come si può preferire un live, per quanto bello (Rock Of Ages), all’epocale Music From Big Pink, avendo assegnato due scelte a The Band.

3)     Avendo scelto di assegnare tre dischi ai Led Zeppelin, qualcuno mi dovrebbe spiegare la scelta di Presence, trascurandone altri ben più significativi.

4)     Due album per i Beastie Boys sembrano oggettivamente troppi. Geniali quanto si vuole….

5)     Perché così poco spazio per il metal? Pur essendo un genere altrettanto di nicchia il reggae gode di maggiori segnalazioni.

6)     Come mai escludere completamente gli Italiani? Certe cose di Battiato, Battisti o De André sarebbero di certo state a loro agio in mezzo ai giganti anglo-americani.

 

E così via.

 

Un libro comunque sul quale si può discutere all’infinito e questo è sempre un buon segno.

Vi lascio con una piccola lista di dischi di autori secondo me ingiustamente dimenticati da Cilìa e Guglielmi, a beneficio di lavori di caratura decisamente inferiore:

 

1)     Acoustic Ladyland – Skinny Grin (2006)

2)     Bruce Cockburn – Circles In The Stream (1977)

3)     Comets On Fire – Blue Cathedral (2004)

4)     Counting Crows – August And Everything After (1993)

5)     Cynic – Focus (1993)

6)     Death In June – Rose Clouds Of Holocaust (1994)

7)     Ekoostik Hookah – Ohio Grown (2003)

8)     Fire Theft – The Fire Theft (2003)

9)     Foo Fighters – Foo Fighters (1995)

10)  Jerry Garcia – Garcia (1972)

11)  Gov’t Mule – The Deep End I (2001)

12)  Michael Hedges – Live On Double Planet (1987)

13)  Albert King – Live Wire / Blues Power (1968)

14)  Man – Live At The Roundhouse (1973)

15)  Dave Matthews Band – Before These Crowded Streets (1998)

16)  Moses Guest – Moses Guest (2002)

17)  Mudcrutch – Mudcrutch (2008)

18)  My Morning Jacket – It Still Moves (2003)

19)  Ben Nichols – The Last Pale Light In The West (2009)

20)  Penguin Café Orchestra – Penguin Café Orchestra (1981)

21)  Phish – Rift (1993)

22)  Piano Magic – Ovations (2009)

23)  Xavier Rudd – Dark Shades Of Blue (2008)

24)  Satchel – The Family (1996)

25)  Soft Boys – Underwater Moonlight (1980)

26)  Temple Of The Dog – Temple Of The Dog (1990)

27)  These Immortal Souls – I’m Never Gonna Die Again (1992)

28)  Johnny Thunders – So Alone (1978)

29)  Devin Townsend – Terria (2001)

30)  The Tubes – The Tubes (1975)

31)  Umphrey’s McGhee – The Bottom Half (2007)

32)  Mike Watt – Ball-Hog Or Tugboat (1995)

Come si può notare, viene un po’ trascurato il rock americano. Come se non l’avessero inventato loro.