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Musica indipendente in Italia - CHIARA CAPORICCI

 

Musica indipendente in Italia  


Autore: Chiara Caporicci

Case editrice: Zona

Pagg.: 100


 

Volume con qualche pregio e molti difetti quello di Chiara Caporicci. Il pregio maggiore sta nel parlare di un argomento pochissimo analizzato in Italia ed invece di capitale importanza per cogliere il livello culturale del nostro paese. E non c’è solo l’aspetto “alto” che caratterizza il mercato della musica indipendente, ma anche quello strettamente commerciale. Se infatti il mercato discografico avrà un futuro in questo paese lo si dovrà proprio a questi coraggiosi che hanno saputo investire sui giovani talenti della nostra Penisola. Le major italiane sono tutte intente ad osservare X Factor ed Amici di Maria De Filippi, ma queste trasmissioni si rivolgono, per forza di cose, ad un pubblico che sarà sempre meno disposto a sborsare euro in cambio di materiale musicale (peraltro tendenzialmente eternamente uguale a se stesso). Coloro che seguono invece il mercato indipendente sono i veri appassionati di musica e dunque inclini a destinare buona parte del proprio bilancio mensile nell’acquisto di questo tipo di prodotti. Ormai però il giocattolo si è rotto e sempre più raramente la “palestra indie” serve per poi riuscire a gareggiare nella grande competizione “major”.

Detto questo, che comunque è una premessa doverosa e fondamentale, il libro è evidentemente frutto della rielaborazione di una tesi di laurea, poiché di questa presenta tutte le falle, prima tra tutti l’inorganicità. A cosa serve parlare dell’Ohio degli anni ’50 in un testo come questo? Perché raccontarci ancora una volta chi erano i Beach Boys? Ed ancora perché scorrere velocemente la storia della discografia indipendente degli anni ’90, che in teoria dovrebbe proprio essere quella che può spiegare l’evoluzione fino alla situazione odierna? Tutte domande che rimangono sospese tra le pagine de La musica indipendente in Italia.

L’autrice parla molto del Meeting delle Etichette Indipendenti (M.E.I.) di Faenza che si percepisce essere un luogo ideale in cui la sua vita ha avuto una svolta, ma il suo trattare sembra quasi autoreferenziale. L’occasione di fare un autentico bilancio di un’esperienza che non esito a definire uno dei principali avvenimenti culturali che ci sono oggi nel nostro paese, viene persa, limitandosi ad elencare velocemente partecipanti illustri e caratteristiche salienti delle varie edizioni. Ed invece ci sarebbe molto da dire su cosa sia oggi il M.E.I. e sulla sua capacità di aggregare. E qui mi tocca parlare, mio malgrado, di un noto difetto / pregio degli Italiani: l’essere profondamente individualisti. Le etichette indipendenti si incontrano a Faenza per un solo motivo: quello di sostenersi a vicenda e di cercare di creare una “scena” alternativa. Questo potrebbe consentire al mercato di espandersi e di dare maggiore sostegno agli artisti. Invece noi siamo sempre un po’ restii a capire l’importanza di questo tipo di obiettivi corporativi ed i vari M.E.I. scivolano via anno dopo anno, semplicemente segnalando i talenti più interessanti, ma senza che questi ultimi (a parte rari casi) riescano a gettare dei veri semi profondi nella coscienza dei loro ascoltatori. A tutto questo occorre aggiungere la tradizionale nostra difficoltà nel misurarci con la materia rock n’roll. Noi culturalmente non abbiamo blues, soul e country a farci da balia e quindi la nostra avanguardia rock (ma è ovviamente un problema comune a quasi tutta Europa) tende ad essere elitaria ed intellettualistica. In due parole poco rappresentativa della realtà che la circonda.

Un testo come questo avrebbe potuto, con un certo sforzo, tracciare un resoconto profondo del M.E.I. e chissà forse anche riuscire a prevedere un futuro dell’intero italico movimento indie rock. Una “Sub Pop italiana” potrebbe essere già tra noi senza che nessuno se ne accorga. Concludo con una parte del testo di Pornorima dei Marlene Kuntz, un gruppo che certo di rock indipendente se ne intende eccome:


“……Che pensino a scopare

i farisei dell’indie rock

le anti – sbrodoline snob

gli alternativi a pacchi e stock


facciamoli capire, dai!,

che siamo qui a godere; e poi,

a quelli più stronzetti,

gli faciamo anche sentire,

 

 

 

come provi il tuo piacere. E poi

potranno anche vedere,

gli ebefrenici fighetti

dell’Olimpo indie rock,

le frigidine blah blah blog,

gli avanguardisti a pacchi e stock……”


 

 Lorenzo Allori