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Baustelle AMEN

I Baustelle sono il più bell'ossimoro della musica italiana: dicono cose dure con voci talmente morbide che alla fine del disco non sai se piangere o rimetterlo da capo. Sono le tematiche che un qualsiasi gruppo punk degli anni '80 avrebbe affrontato, ma talmente vellutate da sembrare più risolvibili. In Amen si parla di Baudelaire come di una finestra, qualcuno che ti fornisce la famosa pillola rossa di Matrix; si parla della vicenda di Alfredo Rampi con una dolcezza infinita e con un pari disprezzo per lo sciacallaggio mediatico della morte di un bambino, si parla dell'Uomo del secolo, il sopravvissuto della seconda guerra mondiale che ci spiega che ci ha voluto bene ma "adesso vado, sono stato un comunista, avevo un sogno una speranza, arrivederci amore, addio".
 Charlie fa il surf è diventata famosa per il verso "io non voglio crescere, andate a farvi fottere", in un'abitudine tutta italiana di fermarsi all'eclatante e non capir nulla del resto: come direbbero in tanti, perle ai porci.

Effettivamente le citazioni ci sono, e sono un po' ostiche (l'opera di Cattelan che ritrae un bambino con le mani inchiodate al banco di scuola con due matite, chiamata Charlie don't surf, e i Charlie di Apocalypse Now che fanno surf in mezzo alle bombe), ma non è obbligatorio saperle tutte per capire che questo pezzo non si limita a quella frase (un po' com'è successo per il "puttana la maestra" di Tricarico). Ci parlano della crisi dei valori di una ragazza che, ne Il liberismo ha i giorni contati, si trova a dover continuamente contrattare i suoi ideali con un mondo che non li può più accogliere, e che "Vede i titoli di coda nella Casa e nella Libertà".
E come darle torto.

Valentina Ceccatelli