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EGOKID Ecce Homo

 

Casa discografica: Novunque Records

Anno: 2011

Va detto subito, Ecce Homo degli Egokid è senza dubbio un grande passo avanti nella loro carriera. Il disco è potente, diretto e con molta personalità. Ma non tutto quadra. Partiamo dagli aspetti positivi, che sono numerosi. Intanto è un lavoro vario, quasi una sintesi della musica italiana degli ultimi quarant'anni. Si passa da Sirene una malinconica canzone romantica (che sarebbe perfetta per una Mina Mazzini ibernata alla fine dell'ultima puntata di Milleluci e solo ora scongelata), passando per l'elettro-pop anni '80 Con stile, fino ad arrivare ai giorni nostri emulando un po' i Baustelle in Universo.Molto intriganti gli arrangiamenti, mai banali pur restando nella strumentazione classica di una pop band. Va riconosciuto il talento (sempre più raro) per la costruzione di melodie giuste e appiccicose; che rimanda in alcuni tratti ai migliori Matia Bazar degli inizi. Altro aspetto interessante del disco, a nostro avviso, è il lavoro fatto sui contro cori che, usati con grande libertà, a volte alleggeriscono, a volte colorano a volte sorprendono. Anche la voce del cantante, Diego Palazzo, è molto più eclettica che nei dischi precedenti. A tratti potente, a volte cantilenante, passando per falsetti e per gli acuti prolungati di Sirene (che potrebbero ricordare certi interpretazioni dei Sigur Ros).

I testi poi chiederebbero una recensione a parte. Sono tante le parole, tanti i concetti, tante le provocazioni, tante le citazioni. Ed è qui che forse sta il limite del disco, e cioè di voler essere un po' troppo. A volte si ha la sensazione che il disco abbia un po' peccato di presunzione. A una canzone pop, per quanto piacevole, non si può chiedere di analizzare il divino e il senso religioso, soprattutto liquidandolo con un semplicistico: "è solo in me che credo". Ma dal resto già il titolo, Ecce Homo, vola un po' troppo alto, citando in solo colpo sia il vangelo di Giovanni che la controversa autobiografia di Friedrich Nietzsche, che ha sicuramente ispirato il mood dei testi. Insomma, del disco gli episodi migliori rimangono sicuramente quelli che partono da esigenze espressive più dirette e personali, come Parabole e Come un eroe della Marvel.Comunque, nel suo complesso, il disco è una bella istantanea di quello che stiamo diventando, di quello che abbiamo perso per strada, di come siamo diventati naufraghi nel mare delle possibilità che la vita di oggi ci concede e che abbiamo erroneamente creduto fosse la libertà.

In questi giorni è uscito anche il video della cover di Girls And Boys dei Blur, di cui gli Egokid ci regalano una versione piuttosto fedele nella struttura musicale e personalizzando qua e là il testo. Certo a voler essere maligni la canzone rappresenta nell'immaginario musicale collettivo i primi anni '90 ed era diventata un inno giovanilistico della generazione postqualsiasicosa. Ecco, gli Egokid onestamente ci sembrano un po' grandini (parliamo proprio anagraficamente) per incarnare quel testo così autentico sulla difficoltà di decifrare il mondo che ci circonda. Comunque il disco risulta piacevole e brioso dove melodia e ritmo si fondono in una perfetta miscela. Speriamo che a breve sia programmato un tour perché queste canzone sembrano nate per essere suonate dal vivo e alcuni ritornelli fulminanti aspettano solo di essere cantati in coro in modo molto, molto liberatorio.

Matteo Lion

 

Voto *** 

 

Tralasciamo il fatto che gli Egokid continuano a essere anaffettivi, e che nel nuovo album Ecce Homo, studiato a tavolino con ottimi risultati mai banali, si continuano a mischiare un po' troppe anime (Baustelle, Battiato, Blur, Matia Bazar, Amor Fou, le signore della canzone, le pop-band capellone degli anni Settanta) per farne emergere una sola, che colpisca dritta al cuore. Ma quel che preme dire sono due cose, importanti perchè restituiscono al lavoro degli Egokid la statura che merita.

La prima: non sono molte le band che parlano tanto chiaro. In Credo, a parer mio uno dei brani più riusciti, le cantano come si deve alla Chiesa e a Comunione e Liberazione ("la sete di potere le muove, non la fede"): un bell'inno all'ateismo, ne esce un pezzo che potrebbe cantare Margherita Hack, altro che Mina Mazzini. In L'uomo qualunque, Diego Palazzo e soci descrivono alla perfezione, con divertita amarezza e ritmo accattivante, la piaggeria dell'homo berlusconianum asservito a un falso benessere e sempre prono al potere, condito in salsa leghista ("mamma italiana dammi un figlio non lo vedi che non abbiamo soldi per comprarci la coca e fare la bella vita"). E Non si uccidono così anche i cavalli è un duetto col mai troppo elogiato Fausto Rossi (Faust'ò), episodio dell'album che solleva dal sospetto di snobberia che aleggia sempre quando ci si avvicina a Milano e ai Baustelle, anche con gli artigli da Wolverine tirati ben fuori, seppure a tratti si intraveda un residuo di smalto ancora da togliere via. Ovvero: Come un eroe della Marvel è bella, ed è una canzone d'amore, ma troppi 'si, si' alla Mina le aggiungono freddezza invece di toglierla.

Tuttavia il disco è di quelli che si ascoltano a ripetizione e non stancano anche per un'altra cosa, la seconda: finalmente un pop con i controcoglioni, suonato da dio (se esistesse), perchè per cantarle chiare e incazzarsi non importa schitarrare a distorsione come posseduti dal demone di Capovilla, nè bagnarsi in Canali di lacrime suicide, nè cantare male sotto le luci della centrale elettrica. Amen

David Drago

Voto ****

Link per il video "Ragazze + Ragazzi": http://vimeo.com/18886153