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Hush Point – Hush Point III

Anno di pubblicazione: 2017

Nazione: U.S.A.

Genere: Jazz

Giudizio: ***1/2

 

Brani: Rhythm Method / Wilbur / It's A Pocketbook / Azmari Bar / Pg-13 / Cautiously Pessimistic / More Than You Know / Snappy / Journey's End

 

Brano migliore: Azmari Bar

 

Musicisti: Jeremy Udden (sax contralto), John McNeil (tromba), Aryeh Kobrinsky (contrabbasso), Anthony Pinciotti (batteria)

 

 

I newyorkesi Hush Point sono una delle band più acclamate del nuovo jazz. E dire che di nuovo non hanno poi moltissimo da offrire. Ascoltarli significa ripercorrere con la mente le stesse pagine scritte da Charles Mingus in album storici come The Clown (1957) o Blues And Roots (1959). Da un lato si prende come spunto il jazz orchestrale (un tempo si sarebbe definito "jungle style") di Duke Ellington, dall'altro si seminano dissonanze e contrappunti in generale spigolosi. Forse per il formato in quartetto pianoless, ci sono rimandi anche alla storica band di Ornette Coleman. Dunque tradizionalismo bandistico + spunti free jazz, questo potrebbe essere l'efficace riassunto della musica degli Hush Point. Non sarebbe però proprio niente se non ci fosse in gioco anche la straordinaria abilità tecnica e sensibilità artistica dei musicisti. I due leader della band sono ovviamente i fiatisti, ma secondo me il vero punto di forza del combo è rappresentato dal dialogo meraviglioso instaurato dalla sezione ritmica per l'intera durata del disco. Mi immagino che gli Hush Point siano una delle jazz band in assoluto più eccitanti da vedere nella dimensione live.

 Lorenzo Allori