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JOSHUA REDMAN Beyond

 

Anno di pubblicazione: 2000

Brani: Courage (Asymmetric Aria) / Belonging (Lopsided Lullaby) / Neverend / Leap Of Faith / Balance / Twilight…And Beyond / Stoic Revolutions / Suspended Emanations / Last Rites Of Rock N’Roll / A Life?

Musicisti: Joshua Redman (sax tenore, sax contralto, sax soprano), Aaron Goldberg (pianoforte), Reuben Rogers (contrabasso), Gregory Hutchinson (batteria)

 

Joshua Redman è un figlio d’arte: suo padre Dewey è uno dei più grandi sassofonisti della storia della corrente “new thing / free jazz”, anche se ha suonato talvolta in ambiti più ortodossi. Joshua Redman è un predestinato: pochi infatti hanno avuto la sua esposizione mediatica dopo un inizio di carriera realmente fuori dall’ordinario. Infine Joshua Redman è anche uno sciagurato: uno che ha (per adesso) dilapidato uno straordinario talento per indirizzarsi su una musica ricca di tecnica ed appeal commerciale, ma povera di sentimento.

Nel 1993 il mondo del jazz salutò come un capolavoro il suo eccezionale lp Wish, in cui Redman rivendicava una certa classicità hard bop con l’accompagnamento di una all star band con i fiocchi (Pat Metheny alla chitarra, Charlie Haden al contrabbasso e Billy Higgins alla batteria). Nel seguito l’ispirazione del giovane Joshua è andata sempre in calando, rivolta ad un mainstream quasi pop che, secondo me, non gli appartiene. Certo la qualità strumentale (soprattutto al tenore) non si discute, ma il ragazzo prodigio è divenuto più un “fenomeno da baraccone” che un caposcuola rispettato, come invece era ampiamente nelle sue possibilità.

Confidando nei recenti segnali di redenzione che arrivano dalla sua produzione musicale, è opportuno andarsi a riprendere uno dei suoi dischi più belli dello scorso decennio, quel Beyond che riaccese su di lui i riflettori nel 2000.

Fin dall’inizio questo album si rivela come una vera e propria enciclopedia della storia del solismo del sax degli ultimi cinquanta anni. Redman dimostra di essere uno di quei musicisti tecnicamente molto dotati che purtroppo indugiano troppo nel citare i loro “maestri”. Ecco che l’iniziale Courage (Asymmetric Area) possiede dei passaggi velocissimi negli assoli che non possono non ricordare John Coltrane. E’ facile associare a Sonny Rollins il suono potente della successiva Belonging (Lopsided Lullaby). Continuando il gioco potrebbe anche essere infine plausibile una partecipazione di Wayne Shorter al brano Neverend.

Serve coraggio e competenza per citare uno dietro l’altro i tre capiscuola del sax solista degli anni ’50 / ’60, ma i maligni potrebbero anche sostenere che si ispira troppo agli altri solo chi non possiede una propria “voce” caratteristica. Noi invece sappiamo che Redman la possiede questa benedetta “voce”, perché ce l’aveva già fatta sentire quando aveva solo venti anni. Ed ecco infatti che Leap Of Faith e la ballata Balance (quest’ultima suonata con il soprano) ci restituiscono intatto uno dei più grandi musicisti degli ultimi venti anni. Riascoltare questo Beyond ci riempie di brividi ed interrogativi su quello che sarebbe potuto essere Joshua Redman ed invece, per un motivo o per l’altro, non è riuscito a diventare.

 Lorenzo Allori