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KEITH JARRETT Sleeper

Anno di pubblicazione: 2012 (1979)

 

Brani: Personal Mountains / Innocence / So Tender / Oasis / Chant Of The Soil / Prism / New Dance

 

Musicisti: Keith Jarrett (pianoforte, percussioni), Jan Garbarek (sax tenore, sax soprano, flauto traverso, percussioni), Palle Danielsson (contrabbasso), Jon Christensen (batteria, percussioni)

 

 

Miles Davis un giorno ebbe l'ardire di riunire nella sua band i due talenti più in voga del piano jazz dell'inizio dei ‘70s: Chick Corea e Keith Jarrett. I due entrarono immediatamente in rotta di collisione e ben presto il buon Chick fu costretto a lasciare la band. Per buona parte del biennio '70 - '71, Miles portò in giro il suo spettacolo di jazz modernistico, costringendo Jarrett a suonare il pianoforte elettrico (orrore!). La storia finì male con il divorzio, ma ci ha lasciato uno degli aneddoti più gustosi della storia del jazz (che già ne abbonda di suo). In una pausa delle prove per il tour del '70, Miles si fermò ad ascoltare le evoluzioni in solitario di Jarrett al pianoforte. Dopo qualche minuto si avvicinò al più giovane collega e guardandolo fisso gli domandò: << Come ci si sente ad essere un genio? >>. Keith smise un attimo di suonare, ricambiò lo sguardo del leader e rispose: << Bene, grazie. >>.

Da allora si sono sprecati i commenti acidi sulle reali qualità di Jarrett, sul suo caratteraccio egocentrico e perfino sul prezzo dei suoi concerti e dei suoi dischi. Una cosa è certa: il Keith Jarrett degli anni '70 era davvero un genio. Se non volete fidarvi di me, fatelo per Miles. Dopo, dal 1984 o giù di lì, è stata tutta un'altra storia, perché il pianista di Allentown ha sganciato il pilota automatico, rinchiudendosi nella prigionia dorata dei concerti per solo piano (talvolta melodici e "facili" come il riferimento di Colonia, talvolta invece astratti ed ostici come certi autismi di Cecil Taylor) e dello standard trio con Jack De Johnette e Gary Peacock (un infinito omaggio all'arte di Bill Evans e Lennie Tristano). Forse l'unico contributo originale al jazz dato da Jarrett negli ultimi trenta anni è rappresentato dal solo piano minimalista di The Melody At Night, With You (1999), l'intimo disco dedicato alla moglie, che segnò il suo ritorno sulle scene dopo la pubblicizzata malattia detta della "sindrome di onnipotenza cronica".

Questo spettacolare live da cinque stelle ci fa riascoltare, con una qualità audio scintillante, un intero concerto (registrato a Tokio il 16 aprile del 1979) del famoso "european quartet". Un progetto, quello che unì Jarrett a tre grandi musicisti scandinavi, che secondo me è il momento più alto della sua parabola artistica. Già se ne erano avute le avvisaglie con il capolavoro in studio Belonging (1974), ma questo Sleeper spazza via immediatamente i dubbi. Jarrett ed i suoi accoliti (straordinario Garbarek, ma anche il raffinatissimo contrabbassista Palle Danielsson) qui non si pongono limiti nel loro concetto di musica improvvisata. La lunghissima Personal Mountains esplora in modo impeccabile i sentieri del jazz modale, So Tender si chiude con una coda struggente degna dell'ultimo Bill Evans (Jarrett avrà ascoltato la Nardis Evansiana, che dite?), Oasis si pone a metà strada tra la fusion proto - etnica dei Weather Report ed il free jazz politicizzato di Archie Shepp, Chant Of The Soil ha accenni addirittura rhythm n'blues e potrei continuare all'infinito. Libertà senza confini, sorretta da tecnica ed autentica ispirazione.

Come al solito costa tantissimo, ma oggi di album belli come questo non se ne trovano davvero più (neanche di mastro Jarrett).

 Lorenzo Allori