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Kamasi Washington – The Epic

Anno di pubblicazione: 2015

Nazione: U.S.A.

Genere: Jazz, Soul

Giudizio: ***1/2

Brani: Change Of The Guard / Askim / Isabelle / Final Thought / The Next Step / The Rhythm Changes / Miss Understanding / Leroy And Lanisha / Re Run / Seven Prayers / Henrietta Our Hero / The Magnificent Seven / Re Run Home / Cherokee / Clair De Lune / Malcom's Theme / The Message

 

Brano migliore: Final Thought

 

Musicisti: Kamasi Washington (sax tenore), Thundercat (basso elettrico), Miles Mosley (contrabbasso), Ronald Bruner Jr. (batteria), Tony Austin (batteria), Leon Mobley (percussioni), Cameron Graves (pianoforte), Brandon Coleman (tastiere, organo), Ryan Porter (trombone), Igmar Thomas (tromba), Patrice Quinn (voce), Dwight Trible (voce)

 

 

Kamasi Washington è ormai una stella di prima grandezza per il sassofono mondiale. All'età di trentacinque anni arriva al suo debutto da leader, forte di una reputazione solidissima alle spalle. Ha suonato con i grandi del jazz (Billy Higgins, Herbie Hancock e Wayne Shorter le esperienze più significative), ma è divenuto anche un apprezzatissimo turnista in ambito hip hop / rn'b (vi dice niente il nome Snoop Dog?). The Epic è un monumentale affresco musicale declinato in ben tre cd, ciascuno con un mood piuttosto peculiare. Si inizia con The Plan, che vede Kamasi cimentarsi in un soul sinfonico che avrebbe fatto felice l'Harry Whitaker di Black Renaissance (1976) o il Sun Ra dei primi anni di carriera. Talvolta il sax del leader si infervora in momenti quasi free, ma sempre legati ad una ben precida partitura (oltre alla big band, in studio è presente anche un'orchestra sinfonica). Il secondo cd, sottotitolato The Gloriuos Tale, mette in mostra il lato più "leggero", sentimentale e soulful del nostro. Qui il riferimento potrebbe essere il mitico Maceo Parker, ma senza il suo slancio di funk ballabile. Una psichedelia ante-litteram ed un soul jazz più malinconico sono invece i fili conduttori del terzo cd (The Historic Repetition). Qui viene in mente una cosuccia intitolata The United States Of Mind ed uscita tanti anni fa a nome Horace Silver (con un deciso aumento delle parti cantate - definirle canzoni non sarebbe propriamente esatto). Non si tratta certo di un'opera strettamente jazzistica, ma Kamasi Washington dimostra di essere uno dei talenti più brillanti della sua generazione di musicisti. In futuro sarebbe bene che approfondisse meglio quanto fatto intravedere con The Plan, lasciando un attimo in secondo piano le altre ispirazioni.

                                                                                                           

Lorenzo Allori