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SUE RICHARDSON Too Cool

Genere: Jazz

Provenienza: Gran Bretagna

Anno di pubblicazione: 2013

Etichetta: Splash Point Records, UK

Voto: ****

Sue Richardson, tromba e flicorno, voce/ Karen Sharp, sax baritono/Andy Drudy, chitarra/Neil Richardson, piano & fender/George Trebar, contrabbasso/Rod Young, batteria.

Too Cool/Adored/All Through the Night/My Funny Valentine/Anticipated Blues/So che ti Perderò/Motivo su Raggio di Luna/Chetty's Lullaby/Almost in Ecstasy/On a Moon Beam/Il mio Domani/So che ti Perderò (bonus).

 

1988-2013, 25 anni dalla scomparsa di Chet Baker. Numerose, come prevedibile, le celebrazioni in ricordo della struggente bellezza del suono della sua tromba, di quell' angelica e trasognata voce. E Sue Richardson ce la fa. Ce la fa a restituire intatti i momenti essenziali dello stile e della poesia del grande trombettista americano. L'atmosfera "cool" del quartetto di Baker con Gerry Mulligan, famoso agli inizi degli anni '50, è rievocata con grazia e californiana leggerezza, grazie all'intreccio sofisticato con la baritonista Karen Sharp, soprattutto nel brano iniziale Too Cool,  in Anticipated Blues e in All Through the Night.

Quando un musicista è legato per sempre ad una canzone. Chet Baker è My Funny Valentine. Una ballad strana, tutta giocata su uno strano senso di angosciosa attesa, racchiusa nell' andamento grave delle battute iniziali. Una canzone non facile che Baker fa sua, indissolubilmente. Sue Richardson oggi, come Chet Baker allora. Canta e suona dolcemente, raccontandoci così la sua storia. Lo spirito di Chet che vive non in una accademica riproduzione, ma nella voce e nella delicata sensibilità di una musicista che vuole dirci di sé oltre che del mito in cui si sta imbattendo. Appartengono al periodo italiano (1962) due splendide composizioni di Baker, cantate stavolta in inglese (Chet le interpretò in italiano in origine). Sono Il mio Domani e So che ti perderò. Sorpresa e che piacevole sorpresa! Brani un po' rari. Poco "utilizzati". Implacabilmente malinconici e non molto adatti a raggiungere lo status di standard. Eppure restituiti a vita propria con raffinata dolcezza. Infine Adored che rappresenta una sorta di commosso ricordo racchiuso in quattro minuti.

Io l'ho visto come uno degli omaggi migliori, forse perché profondamente originale, alla figura e alla musica di un uomo dalla disarmante capacità di creare linee melodiche in grado di scardinare le certezze emotive di chiunque lo ascoltasse. Chet Baker non sapeva leggere la musica. Suonava col cuore prima che con la testa. Questo disco andrebbe affrontato allo stesso modo. Tutto qui.

 Marco Milanesi