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CHELSEA HOTEL - We're all gonna die!

 Piccola meraviglia circoscritta a Piacenza (città di origine) e Parma, i Chelsea Hotel erano una band di spicco della scena prima punk e poi hardcore italiano...cos'altro potevano essere con un nome di così pistolsiana memoria?
We're all gonna die segue il modus operandi del periodo: si tratta di un'autoproduzione del gruppo stesso, con undici tracce in studio (e quattro live, fra cui la cover di Search and destroy degli Stooges e Fucked up baby dei D.O.A., inserite nella recente ristampa della Spittle records).

 Nei pochi anni in cui furono attivi (dal 1980 al 1983) riuscirono a sfondare più timpani e a far incazzare più gente degli Iron Maiden con la loro decennale carriera. Crearono il quasi mito di Black Demon (Andrea Convalle), il loro frontman, che lasciava più sangue sul palco di quanto se ne ritrovasse nelle vene a fine concerto (ed era sangue vero, non yogurt come quello dei Kiss), e il loro chitarrista Davide Devoti è finito poi a suonare coi Raw Power per poi approdare nelle spiagge più tranquille di Vasco Rossi (e poi tutti dicono che chi suona punk non sa suonare). 
Il disco si apre con Bloody life: il rumore di un bar di mattina (tazzine che sbattono, sbadigli, il traffico: era il grigiore quotidiano che i Chelsea Hotel cantavano e cercavano di combattere ed esorcizzare nelle loro canzoni) spezzato d'improvviso dal rumore di una chitarra che pare una fulminata e dalla voce quasi remota di Black Demon che vi regala uno per uno tutti i suoi incubi.
Sono solo tre o quattro accordi per canzone, ma pochi come loro sapevano suonarli così bene.

Giudizio: Difficile da avere, ma da avere. È un imperativo.
Pezzi migliori: Bloody life, Mud, I'm dead, Rattle.

Valentina Ceccatelli