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Natalie Merchant – Leave Your Sleep

 Anno di pubblicazione: Aprile 2010

Etichetta: Nonesuch

Voto: *****

Brani migliori: Nursery Rhyme Of Innocence And Experience, The Man In The Wilderness.


"This colletcion of songs represents parts of a long conversation I've had with my daughter during the first six years of her life", così Natalie Merchant introduce il suo ultimo, splendido lavoro. Leave your sleep si presenta chiaro fin dalla copertina: una lunga serie di dischi posti di taglio quasi a voler sembrare libri su uno scaffale, su ogni "dorso" troviamo il titolo di una canzone, come a voler dire che ogni brano è un mondo a sé. Ogni canzone un libro. Ogni libro una storia.
Il progetto è ambizioso, mettere in musica una selezione di poesie di poeti classici contemporanei che abbia come filo conduttore il tema dell'infanzia.

Sono pochissimi gli angoli di mondo e i generi musicali che non vengono esplorati. Il viaggio comincia nella verde terra d'Irlanda (e non poteva essere altrimenti) con il brano "Nursery Rhyme of Innocence and Experience" eseguito insieme agli irlandesi Lúnasa (che torneranno in "The Walloping Window Blind" e in "I saw a ship a-sailing") e da qui si estende fino a toccare la Cina con "The king of China's daughter" (suonato insieme ad un ensemble di musicisti cinesi), la Giamaica ("Topsyturvey-world") e l'immancabile "fiume del blues" ("Peppery man"). I 26 brani (o 13 a seconda dell'opzione che sceglierete) del disco presentano un'eterogeneità musicale difficile da rintracciare altrove. Al dixiland di pezzi come "The janitor's boy" o "Bleezer's Ice-cream" si alternano il klezmer di "The dancing bear", magnificamente eseguita dai Klezmatics. Non mancano echi della migliore tradizione pop degli anni '60 con la beatlesiana "It makes a change".

La voce di Natalie entra sottopelle fin dalla prima parola della toccante "The man in the wildness", vera e propria ballata in stile Merchant. Due generazioni si fondono nell'esecuzione di "Peppery man", da una parte il soul delicato della Merchant e dall'altro il blues della voce più profonda dei Fairfield Four.
Gli arrangiamenti - sempre estremamente illustrativi - sono merito della collaborazione con il tecnico del suono Nick Wollage, autore di importanti colonne sonore; il suo tocco lo si può notare soprattutto in brani come "Spring and fall: to a young child" e "The land of nod" che assumono una vera e propria dimensione cinematografica.
Come chiusura del cerchio non poteva mancare uno sguardo rivolto gli indiani d'America, a loro è dedicata "Indian names".

La bellezza di questo album risiede nel suo non essere mai lineare, gli stati d'animo si alternano, così come si alternano le canzoni che vanno dallo spirituale ("Indian names") al comico ("Bleezer's ice cream"), all'introspettivo ("If no one marries me"). Ogni canzone è una finestra che di volta in volta ci offre la possibilità di affacciarci in un mondo sempre diverso.
Quasi infinita è la lista degli artisti che hanno collaborato a questa meravigliosa impresa: il compositore Stephan Barber, il trombettista Wynton Marsalis e i Memphis boys solo per citarne alcuni.
Sicuramente "Leave your sleep" si colloca come miglior disco di tutta la carriera solista di Natalie Merchant perché rispetto agli altri ha il valore aggiunto di essere riuscito in quella che poteva sembrare una vera e propria impresa titanica, mettere in musica poesie di autori contemporanei avvalendosi di un gran numero di musicisti.
"And it's so sweet, sweet and a lullaby".
 Chiara Felice