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Steve Hackett - Out of the Tunnel’s Mouth

 
Provenienza: Inghilterra

Anno: 2010

Genere: progressive

Voto: ****

Brani migliori: Emerald and Ash, Sleepers


Con questo disco Steve Hackett esce davvero fuori dal tunnel. Negli ultimi anni, infatti, l'ex chitarrista dei Genesis è stato vittima di una serie di vicissitudini, personali e professionali, che lo hanno condotto, dalla situazione agiata e di successo che aveva, a registrare quest'album (letteralmente!) nel salotto di casa, ad autoprodurlo e a dannarsi per trovargli una distribuzione appena decente. Chitarrista sublime, Steve è persona di grande disponibilità e simpatia, ma anche di carattere: non si è perso d'animo ed ha sfruttato le sue disavventure per realizzare l'album con i testi più belli della sua carriera.

La grande qualità musicale non ci sorprende: Hackett è da tempo l'ex-Genesis dalla produzione più consistente, eccellente nei dischi acustici di stampo classicheggiante come in quelli elettrici come questo, che immergono nei mille colori della modernità le radici, mai rinnegate, del progressive. Splendide, in tal senso, le lunghe e malinconiche Emerald and Ash e Sleepers, che vedono tra l'altro la partecipazione straordinaria (e questo dovrebbe bastare ad ogni Genesis fan!) di Anthony Phillips, suo predecessore nel gruppo, alla 12 corde acustica... Molto bella anche l'orientaleggiante e sinuosa Last Train To Istanbul, dove brilla il violino derviscio di Ferenc Kovacs degli ungheresi Djabe.

Eppure, per una volta, a colpire anche di più sono i testi: che trasfigurano con tanta poesia e altrettanta amarezza la storia di un amore finito, di un'intera vita scomparsa d'un tratto e di una nuova che comincia, tra sconcerto, difficoltà ed entusiasmo.
  Luca Perlini