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The National - High Violet

                                 
C'è veramente da stupirsi che a nove anni di distanza dal loro debutto questa splendida band newyorkese sia ancora relativamente poco conosciuta al grande pubblico. Certo, tre anni fa Boxer li ha fatti conoscere ad una cerchia di appassionati assai più larga degli addetti ai lavori grazie soprattutto a quel Fake Empire scelto da Barack Obama come brano simbolo della sua fortunata campagna elettorale, ma ancora il verbo della band di Matt Berninger non è stato rivelato alla maggioranza dei suoi potenziali adepti.

Chissà se ci riuscirà questo High Violet, disco senz'altro decisivo per le prospettive commerciali di una band che in sé ha le potenzialità per diventare una delle più grandi e popolari del pianeta. Un album di grande spessore, dove la classe cristallina dei National si espande su quasi tutta la tracklist. Atmosfere scure e melanconiche ma asciutte, prosciugate da quei manierismi su cui spesso inciampano altre band neo-dark anche di spessore come i Madrugada (il gruppo a cui più assomigliano), gli Editors o i White Lies, i National tra gli altri pregi hanno anche quello di non concedere niente al glamour mostrando la loro arte nuda e cruda, come una potenza che solo i Radiohead, in quest'alba del terzo millennio, riescono ad eguagliare.

E soprattutto Berringer e soci sanno comporre alla grande: basta ascoltare due brani bellissimi come Runaway e Vanderlyle Crybaby Geeks per rendersene conto. Uno degli album candidati a contendersi il titolo di migliore opera di questo 2010.
 Marco Monzali